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Il significato del sintomo in psicologia

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Non solo nella medicina, anche nella psicologia il sintomo riveste un ruolo importante. Può essere infatti tanto pratico quanto simbolico. É simile a una molla che fa riconoscere al paziente che c’è qualcosa che non va e che bisogna chiedere aiuto. Per citare un celebre romanzo di Margaret Mazzantini: nessuno si salva da solo e per questo c’è bisogno dell’intervento dello psicoterapeuta. Ma vediamo meglio da vicino cos’è il sintomo e come nasce.

Il sintomo

Non c’è una sola definizione, perché i padri della psicologia ne hanno fornito una versione in passato. Il punto di partenza non può che essere quindi l’etimologia della parola “sintomo” che deriva dal greco “symptoma” e significa circostanza. Un po’ come nel quadro di una macchina, è la spia che si accende per avvertirti che c’è una anomalia in atto. Senza questo segnale, lo psicoterapeuta brancolerebbe nel buio e non potrebbe orientare la sua diagnosi.

Ovviamente la definizione di questo segnale in psicologia è stata soggetta a svariate interpretazioni e significati. Un po’tutti i grandi padri di questa disciplina scientifica hanno contribuito ad allargare l’orizzonte della conoscenza. In questa sede prendiamo in considerazione il lascito di Sygmund Freud e di Jacques Lacan.

Il sintomo tra Freud e Lacan

Freud ne ha parlato in “Inibizione, sintomo e angoscia”. Da questo deriva che per lo psicologo viennese lo stesso sintomo è il risultato di una pulsione non soddisfatta. Questa carica pulsionale non ha avuto luogo e di conseguenza è stata sostituita da questa spia che si accesa e che fa star male il paziente. A tutti gli effetti è una microfono o un amplificatore che comunica il disagio esistente. Quest’ultimo, ovviamente, può manifestarsi in diversi modi: come attacco di panico, compulsione, ossessione, attacco bulimico, fobia, disfunzione sessuale

Lacan lo collega decisamente al concetto di angoscia, già declinato in filosofia da Kierkegaard, e al godimento fisico. Nel “seminario X l’angoscia”, Lacan suggerisce che nel sintomo il soggetto esprime tutto se stesso, proprio come accade a un artista con un dipinto o una scultura. Per certi versi è una riscoperta di sé. Ma per giungere a questa auto-consapevolezza, necessita di qualcuno che lo sorregga e lo accompagni in questo percorso, ovvero lo psicoterapeuta.

Per questo motivo è importante che questo rapporto tra i due sia improntato al massimo rispetto. Dal canto suo lo psicanalista dovrà prestare attenzione non solo al peso delle parole, ma anche ai gesti e al linguaggio meta-verbale.

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Il valore del simbolo durante il percorso terapeutico

Nel XXI secolo e in generale nella società post-industriale, in sintomo è l’alienazione da uno stato di normalità. Ma al tempo stesso non bisogna guardare allo stesso sintomo secondo un’ottica negativa, anzi. Per essere più chiara, la sua assenza, talvolta, può essere effetto di una repressione forzata che si traduce in un soffocamento delle proprie aspirazioni e in definitiva una perdita della propria identità.

Per certi versi, il sintomo è sinonimo di vitalità e reazione. Proprio come la febbre dopo la somministrazione di un vaccino. Questo significa che è in atto una risposta vitale della mente e del corpo alle influenze esterna. Insomma, è simbolo della vitalità del paziente.

Il nostro corpo, quindi, e la nostra psiche inconsciamente, per sopravvivere a questo disagio determinano la comparsa del sintomo, che quindi diventa il nostro tentativo, più o meno adattabile di vivere nonostante il disagio.

Durante le sedute di sostegno e di terapia psicologica il lavoro sul sintomo è fondamentale quanto lavorare su ciò che il sintomo rappresenta per i pazienti e soprattutto su ciò che ha realmente portato alla comparsa dello stesso.

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