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Il disturbo dello spettro autistico

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L’autismo o disturbo dello spettro autistico colpisce un bambino su 100 in Italia. Lo afferma lo studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta di un disturbo del neurosviluppo che comporta una serie di problematiche in merito alla comunicazione, all’interazione sociale e all’adozione di comportamenti ripetitivi fino a instaurare una rigida routine di riti. Ad oggi le cause sono sconosciute e l’unica cosa certa è che lo spettro autistico colpisce già nei primi anni di vita del bambino.

Quando si comincia a parlare di autismo per la prima volta?

La parola deriva dal greco classico “autos” che significa stesso. Nonostante l’origina antica della voce, la parola autismo fu introdotta nel vocabolario medico solo nel XX secolo, precisamente nel 1911 dal dottor Eugen Bleuler. Tuttavia il ricercatore non intendeva ancora una patologia disgiunta dalle altre, in quanto la accostava a un sintomo della schizofrenia.

É soltanto a partire dal 1938 che possiamo parlare di autismo in senso moderno e il merito è del famoso medico Hans Asperger che diede il nome all’omonima malattia, mentre nel ’43 lo psichiatra viennese Leo Kanner definì e classificò scientificamente l’autismo dopo aver osservato 11 bambini colpiti da questo disturbo. Da allora il termine è entrato anche nel linguaggio popolare. Nonostante la sua tarda coniazione come parola, è più che plausibile che l’autismo sia sempre esistito.

Leo Kenner, lo psichiatra viennese

Sintomi dell’autismo

Si preferisce parlare di sintomi del disturbo autistico e non di “autismo” perché questi possono essere di varie tipologie e di varia gravità che compaiono entro i primi due anni di vita. In particolare per essere tali la sintomatologia deve rispecchiare questo elenco:

  • Deficit persistenti nella comunicazione sociale e nella interazione sociale in differenti contesti, che non siano una semplice conseguenza di un ritardo generale dello sviluppo
  • Un pattern ristretto e ripetitivo di comportamenti, interessi o attività
  • I sintomi devono essere presenti nell’infanzia, ma possono manifestarsi pienamente solo quando le richieste sociali eccedono le capacità limitate
  • I sintomi nel loro insieme limitano e compromettono il funzionamento quotidiano

Nella diagnosi molto incide l’osservazione dei comportamenti da parte dei genitori. Ovviamente ciò non basta per definire la presenza o meno del disturbo. É necessaria anche una visita da parte di uno specialista e test standardizzati per il riconoscimento.

Il disturbo dello spettro autistico condiziona le interazioni sociali

Le cause dello spettro autistico

Per tanto tempo sono circolate tante teorie e ipotesi che oggi sono state definitivamente smentite. Pertanto NON è assolutamente vero che a causare l’autismo siano:

  • i vaccini
  • scarse attenzioni dei genitori nei riguardi del figlio
  • condizioni sociali difficili

É plausibile, ma non certo, che l’origine dell’autismo vada messo in correlazione con anomalie genetiche come la sindrome della X fragile o il complesso della sclerosi tuberosa, ma anche con fattori ereditari e infezioni virali prenatali.

Terapia per pazienti affetti da disturbo dello spettro autistico

Nonostante le cause siano ancora non chiare, esistono terapie che consentono di ottenere risultati efficaci. In questo articolo ne segnaliamo 3:

  • analisi comportamentale applicata
  • programmi educativi
  • logopedia
  • terapia farmacologica

Per quanto riguarda la prima terapia, il suo scopo è quello di facilitare lo sviluppo di comportamenti specifici in merito alle abilità sociali, al linguaggio e alle competenze comunicative e relazionali per affrontare la quotidianità. É stato anche riscontrato come questo approccio riduca i comportamenti aggressivi . La ABA è personalizzata ed è svolta da specialisti dell’analisi comportamentale.

I programmi educativi non riguardano solo la sfera privata, ma anche quella pubblica. Tutte le scuole italiane sono tenute a rispettare la logica dell’inclusività. Questo must si traduce nella realizzazione di piani didattici che favoriscono l’accesso alle risorse del sapere per gli alunni affetti da questo tipo di disturbo. Al tempo stesso la scuola deve garantire a questi ultimi anche la possibilità di poter interagire con i loro coetanei.

La logopedia, come è chiaro, migliora invece la comunicazione del bambino per agevolargli la possibilità di stringere amicizia con i coetanei e relazionarsi nella vita di tutti i giorni, anche attraverso il gioco.

La terapia farmacologica si usa talvolta solo per ridurre la portata dei comportamenti ripetitivi e i rischi derivanti dall’autolesionismo.

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La logopedia è una delle terapie consigliate

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